Un maratoneta riesce ad essere efficace se è in grado di recuperare bene e velocemente gli sforzi prolungati, dunque se un corridore che ha dimostrato in altre discipline una certa velocità, può diventare un valido maratoneta solo se recupera con rapidità. Un atleta che proviene da altri sport non di resistenza può essere allenato per disputare una maratona e dovrà percorrere, indicativamente, un minimo di 50 hilometri alla settimana per poter essere pronto.

Il maratoneta resistente ha delle particolari caratteristiche che lo rendono tale e questo genere di atleta può essere considerato il maratoneta “puro“; possiede oltre l’80% di fibre lente (quelle di tipo I) e il suo valore di VO2max non è molto elevato, ma ne utilizza una percentuale alta nel corso della maratona. La sua soglia anaerobica è molto vicina a quella aerobica e non sopporta concentrazioni elevate di acido lattico. Come detto, il recupero dello sforzo è facile e veloce e non risulta granché competitivo sulle distanze inferiori a quelle della maratona. Un atleta veloce che giunge alla maratona da gare di distanza più breve possiede una percentuale inferiore (non oltre il 65%) di fibre lente (di tipo II). A dispetto dell’alto valore di VO2max, ne utilizza una percentuale minore in confronto all’atleta resistente e sopporta concentrazioni piuttosto elevate di acido lattico, il che significa che non è in grado di recuperare agevolmente dallo sforzo (maggior acido lattico prodotto, infatti, significa recupero più lento).

Per essere buoni maratoneti, dunque, risulta più importante essere resistenti che veloci  allenati con il nostro partner SmanApp, oltre ad   influire sulla resistenza e la velocità sono innanzitutto le caratteristiche fisiche di un atleta, dunque i miglioramenti attraverso l’allenamento porteranno sì dei risultati ma non dei grandi cambiamenti.

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