La specializzazione potremmo definirla come una costante e meticolosa ripetizione di una metodologia che perfeziona un  gesto tecnico in rapporto con il tempo al fine di  migliorare una prestazione. La specializzazione determina quindi ritmi ed intensità di un allenamento secondo tabelle e numeri precisi e soprattutto con una esasperazione della ricerca della prestazione.blog-6

In definitiva è l’essenza dell’allenamento sportivo sia di un dilettante che di un professionista perchè “costringe” l’atleta alla ricerca di un qualcosa ancora più specifico da quello già raggiunto. Ovviamente questa metodologia di lavoro “la specializzazione” non coincide assolutamente con la crescita di una bambina/o in età compresa tra i 6 e i 13 anni anzi la pratica sportiva specialistica è la prima responsabile dei tanti problemi che un minore può avere durante la sua fase di crescita. Lo studio dell’anatomia e fisiologia del corpo umano stabiliscono regole naturali che devono essere rispettate fino a che la bambina/o comincia ad avere sviluppato elementi fondamentali del proprio corpo tali da  garantire una metodologia di lavoro specifico. Questo processo naturale non si compie prima dei 14 anni età biologica o anagrafica  che sia e solo dopo questa età si può cominciare ad impostare l’allenamento specialistico. L’apparato locomotore costituisce l’impalcatura naturale del nostro corpo che sviluppandosi permette alla persona di muoversi e relazionarsi in maniera positiva se ovviamente sono state rispettate tutte le fasi di crescita. Ritengo necessario quindi sottolineare come l’allenamento sportivo nelle giovani fasce di età debba intendersi prima di tutto come coerente strumento di crescita di una bambina/o seguendo rigorosamente le naturali fasi dello sviluppo anatomico e psicologico  della bambina/o.  Si devono quindi privilegiare attività motorie che siano polivalenti come proposte motorie meglio scrivere assenti di contenuti specifici e soprattutto assenti nella continua ripetizione del gesto per lungo tempo. L’allenamento deve essere sempre breve come durata e veloce nelle esecuzioni con forme sempre diverse nell’esecuzione degli esercizi e mai prevedibili e monotoni. Fondamentale l’uso corretto del cronometro da interpretare come miglioramento di se stessi e mai in relazione ai compagni di allenamento. Importante per l’educatore usare sempre termini semplici e mai riferibili ai valori di classifica o di merito. Ovviamente questi concetti contrastano con molte attività sportive che impegnano le bambine/i oltre i propri limiti e per questo è determinante il ruolo del genitore che deve pretendere per la formazione motoria della propria figlia/o “educazione”  polivalenza delle proposte motorie e cultura del movimento affinchè il piccolo atleta possa costruire una solida base per crescere bene e sano. Ricordo che la base dell’allenamento sportivo parte dai 14 anni età in cui un giovane atleta può cominciare ad allenarsi seguendo i primi criteri di specializzazione del movimento. A questa età come per magia ma magia non è si riallineano tutti i valori psicofisici e capita spesso che i giovani campioni precoci vengono raggiunti e superati da chi solo qualche mese o anno prima veniva facilmente battuto. Le conseguenze sono spesso tragiche sotto il profilo motorio e psicologico e si deve considerare fallimentare tutto l’allenamento specialistico che ha caratterizzato la proposta motoria di questi giovani campioni. Cerchiamo quindi di fare divertire i nostri bambini preoccupiamoci che il movimento sia più ampio possibile e ricco di contenuti. Seguiamo attentamente lo sviluppo psicofisico del bambino e facciamolo divertire. Il piccolo atleta si fiderà sempre del proprio “educatore” seguendo passo dopo passo quanto viene proposto e il modo come viene indicato. Non deludiamo le aspettative di una bambina/o sarebbe l’errore peggiore che un adulto può commettere verso un piccolo atleta e i genitori siano vigili e non complici di questo errore. Buon divertimento bambini…buona “educazione” educatori.

 

Prof Polvani Vittorio